I nostri Promessi Sposi

I nostri Promessi Sposi 

SINOSSI

I NOSTRI PROMESSI SPOSI

Storia milanese del secolo XVII

Scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni 

PERSONAGGI:

 Manzoni

Don Abbondio

Griso

Un bravo

Perpetua

Renzo

Lucia

Agnese

Fra Cristoforo

Due testimoni

Monaca di Monza

Coro delle monache\

Innominato

Comparse varie

 

ATTO I

Scena prima: esterno di campagna.

Personaggi: Manzoni, Don Abbondio, Griso e un altro Bravo

 

Musica dell’epoca.

 

Introduzione di Manzoni, che cammina in su e in giù con un vecchio libro in mano. Spiega, parlando quasi tra sé e sé (deve avere un forte accento milanese), che ha trovato un manoscritto scritto in una lingua antica e si sta ponendo il problema se è il caso di riscrivere la storia in modo più leggibile (si troverà poi qualcuno che faccia la fatica di leggerla? Vedi introduzione del Manzoni), d’altro canto la storia gli pare molto bella. Si tratta della storia di un matrimonio…

 

Intanto per il sentiero entra Don Abbondio che sta passeggiando con il breviario tenuto in mano dietro la schiena. A questo punto Manzoni si mette da un lato, si siede a una scrivania (o va a un leggio), e si vede che inizia a scrivere, si fa buio, ci si focalizza su Don Abbondio mentre il Manzoni inizia a spiegare (si sente la voce) dove ci troviamo (“Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti…”), in che epoca: (“Per una di quelle stradicciole (…) in sulla sera del giorno 7 di novembre dell’anno 1628”) e chi arriva (“Don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra, tornava bel bello dal passeggio verso casa,”)…

 

Incontro di Don Abbondio con i Bravi (Griso + un altro) e citazione della famosa frase “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai”. Escono tutti.

ma sono bravi o cattivi?

ma sono bravi o cattivi?

 

 

 

 

 

 

 

 

Manzoni interviene per spiegare chi sono i Bravi (canzone). Poi le luci ritornano su Don Abbondio, Manzoni torna a sedersi e la storia riprende.

 

Tutto preoccupato Don Abbondio corre a casa. Si chiude il sipario.

 

Scena seconda: interno casa.

Personaggi: Don Abbondio, Perpetua, Renzo, Lucia, Agnese, Fra Cristoforo, due testimoni

 

Don Abbondio spaventato ha il duetto con Perpetua (che si presenta qui), che vuole a tutti i costi sapere cosa gli è successo.

Poi arriva Renzo, tutto contento, a chiedere informazioni per il matrimonio che si deve svolgere di lì a poco (farei un dialogo sul s’ha da fare e non s’ha da fare, con Don Abbondio che accampa scuse). Renzo scopre alla fine da Don Abbondio che Don Rodrigo è innamorato di Lucia e che si oppone al matrimonio.

 

Qui il Manzoni ricompare, spiegando chi è Don Rodrigo (un signorotto potente e malvagio del luogo), cercando le parole per descriverlo, come se stesse scrivendo il libro…

 

Renzo si arrabbia contro tutti i prepotenti e quindi si reca da Lucia per darle la triste notizia. Lucia è già tutta vestita da sposa, trepidante, insieme alla madre, Agnese,

 e quando apprende la notizia si dispera.

Agnese propone di chiedere consiglio e aiuto a Fra Cristoforo, un frate che conoscono bene, molto saggio.

.

I tre gli spiegano tutta la faccenda e lui si propone di andare da Don Rodrigo per cercare di convincerlo a lasciarli stare. Quindi esce.

Agnese però teme che il frate non riesca nel suo intento e intanto ha un’altra proposta, e spiega ai due giovani come si fa a dar luogo a un matrimonio, semplicemente con la presenza di un prete e dei testimoni, cercando di convincere la figlia, riluttante ad adottare questo stratagemma,  che è l’unico modo per sposarli in fretta e metter fine alle trame di Don Rodrigo.

Si organizzano quindi per andare da Don Abbondio e fare il matrimonio,così di nascosto. Renzo esce in cerca dei due testimoni.

E’ notte e Don Abbondio dorme, viene svegliato da uno dei testimoni di Renzo con la scusa che deve restituirgli un prestito, di nascosto entrano anche Renzo e Lucia, mentre Agnese cerca di distrarre Perpetua.  Ma Don Abbondio all’ultimo momento, si rende conto di cosa stanno tentando di fare, e arrotola Lucia in una tovaglia per impedirle di dire la frase di rituale.  Ne viene fuori un gran casino (canzone), alla fine tutti scappano, Lucia e Agnese da una parte, Renzo e i testimoni dall’altra. Si chiude il sipario.

 

A sipario chiuso, è notte. Renzo, Lucia e Agnese come se fossero al bordo del lago, si salutano e si separano, Renzo per dirigersi a Milano, secondo consiglio di Fra Cristoforo (e qui si capisce che il suo tentativo è andato buca), mentre le due donne si devono recare a Monza in un monastero presso una fantomatica Signora, che le ospiterà. E’ un momento lirico e di tristezza per l’esilio forzato dalle loro case e dalle loro terre. Se ci sta canzone.

 

 

Scena terza: esterno di città, a Milano.

Personaggi: Renzo e varie comparse, Lucia, Agnese, Monaca di monza, coro delle monache

 

Renzo è arrivato a Milano, su indicazione di Fra Cristoforo, in città c’è una gran confusione, ci sono panini a terra ovunque e Renzo, che è un paesano, è molto intimorito dalla città e pensa che il fatto che ci siano panini per terra ovunque sia un segno di abbondanza. In realtà sono frutto dei tumulti che agitano il popolo perché non c’è più farina per fare il pane a causa della carestia e tutti sono ormai alla fame. Tutti pensano che il pane sia solo per i ricchi ed esasperati si ribellano.

C’è l’assalto al mulino (al panettiere) cui anche Renzo prende involontariamente parte (lancio dei panini, canzone), anzi diventa un fautore dei discorsi contro i ricchi e prepotenti, una guardia cerca di arrestarlo, ma gli altri lo aiutano a scappare. Renzo esce di scena. Buio. Si chiude il sipario.

 

A sipario chiuso, Manzoni si alza dal suo tavolo e tira un sospiro di sollievo, Renzo è riuscito a scappare, ma che ne è di Lucia e Agnese? Racconta che stanno andando a Monza, in un monastero di cui è a capo una monaca molto triste e incattivita, chiamata da tutti la Signora. Lucia dovrebbe essere finalmente al sicuro, ma spiega che Don Rodrigo alla notizia che Lucia è scappata non si dà pace e si è recato da un signore ancora più potente e cattivo di lui, così cattivo, che nessuno osa nominare per paura il suo nome, viene infatti chiamato da tutti l’Innominato, per chiedergli di rapirla e di condurgliela a palazzo. L’Innominato accetta. E quindi…

 

 

ATTO II

Scena quarta: interno monastero, palazzo (che diventa anche il castello dell’Innominato).

 

Personaggi: Monaca di Monza, Lucia, bravi, Innominato, Don Abbondio, Agnese.

 

Lucia e Agnese arrivano al monastero e incontrano la Signora, che vuol sapere il motivo della loro fuga e decide di tenerle al convento per proteggerle.

 

Se serve: (A Lucia la Signora sembra alquanto strana e chiede spiegazioni alla madre che le racconta la storia della Monaca di Monza (canzone delle monache).

 

Ma la Signora, d’accordo con un bravo, ha un piano segreto per far cadere Lucia nelle mani dell’Innominato, le chiede di farle una commissione e nella notte viene rapita dai bravi che la conducono al castello dell’Innominato.  Qui Lucia fa il voto di non sposarsi più se viene salvata da quella situazione.

 

Incontro di Lucia con l’Innominato che alla vista della fanciulla tanto disperata e innocente ha un ripensamento, una sorta di conversione e decide di lasciarla andare (canzone). Ma non da sola, fa chiamare Don Abbondio, spaventatissimo, perché la riconduca a casa. Si ricongiunge lungo la strada anche ad Agnese, la madre. A questo punto si chiedono dove sarà Renzo. Escono tutti di scena.

 

Sipario chiuso.

 

Manzoni interviene spiegando che Renzo è fuggito a Bergamo, da suo cugino, in attesa che finiscano i tumulti. Ma c’è un nuovo pericolo che avanza a impedire il ricongiungimento dei due giovani: la carestia ha portato un male terribilenelle campagne e attraverso i forestieri che si muovono dalla campagna verso la città, anche in città: la peste. Anche Renzo infatti si è ammalato, ma è riuscito a guarire e si chiede dove può essere Lucia. Scopre che ella si trova a Milano e teme che si sia ammalata. Quindi si reca a Milano, nel luogo più triste della città, per cercarla: il lazzaretto.

 

Scena quinta: il lazzaretto

 

Personaggi: Renzo, Fra Cristoforo, Lucia, comparse malate, Don Abbondio, Agnese e tutti gli altri.

 

Renzo arriva al lazzaretto, una specie di ospedale all’aperto, e chiede a tutti di Lucia, finché sollevato non la trova, in via di guarigione, ma ancora una volta c’è un impedimento Lucia gli comunica che ha fatto voto di non sposarsi più se fosse stata salvata dall’Innominato e Renzo è disperato (canzone). Al lazzaretto c’è anche Fra Cristoforo che non ha più avuto notizie di loro e chiede se poi si sono sposati. Renzo gli spiega tutto quello che è successo dopo la loro fuga. Allora interviene Fra Cristoforo che scioglie il voto di Lucia e finalmente i due sono liberi di stare insieme. In quel momento scoppia un temporale. L’acqua lava via l’infezione, il male e i guai e finalmente i due possono tornare a casa a sposarsi. Con qualche espediente nella stessa scena il lazzaretto sparisce e c’è il finale con tutti i personaggi.

 

Finale

 

Il finale è di Manzoni che, in mezzo a tutti i personaggi accorsi al matrimonio,  chiude con la morale, citata a pezzi da tutti i personaggi principali, ovvero: i guai a volte sei tu che te li cerchi con la tua ingenuità, la tua spavalderia, la tua ignoranza, come ha fatto Renzo, ma anche la condotta più casta e innocente non ti mette al riparo da quelli, com’è successo a Lucia, dunque quando vengono, o per colpa o senza colpa, l’importante è aver fiducia nella provvidenza (?), che tu sia ricco o povero, intelligente o stolto, pauroso o coraggioso,  buono o cattivo (e qui vengono appunto citati tutti i casi di personaggi presenti nel racconto), ella tratta tutti nello stesso modo  rendendo giustizia e questo è il sugo di tutta la storia.

Chiusura dal testo: “La quale, se vi ha dato qualche diletto, vogliate bene a chi l’ha inventata e a chi l’ha riscritta per voi, se invece siamo riusciti ad annoiarvi,  siate certi che non abbiam fatto apposta.”

 

Fine

 

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